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Sapevate che la parola cancro è apparsa per la prima volta tra il 460 e il 370 AC, in uno scritto di Ippocrate?

Le malattie cancerose esistevano già 5000 anni fa. Gli Egizi conoscevano questa patologia ed eseguivano cauterizzazioni per eliminare i tumori visibili ad occhio nudo. Nonostante i significativi progressi, gli studi eseguiti sulle mummie dell’Egitto dei faraoni mostrano che la medicina antica era basata principalmente sulla magia.

È al termine del 5 ° secolo AC che, nelle ricerca Ippocrate, appaiono i primi concetti di oncologia. Noto come il principe dei medici, diede alla medicina una metodologia rigorosa il cui ragionamento era basato sull’osservazione. Nelle sue pubblicazioni ha descritto i tumori della pelle, del retto, della mammella e dell’utero che venivano chiamati dai greci “carcinos” perché il loro aspetto ricordava un granchio.

Successivamente, verso la fine del primo millennio, la medicina araba, ben avanti rispetto a quella del resto del mondo, è stata caratterizzata dalle opere di alcuni precursori. All’inizio dell’anno 1000 Avicenna, rinomato medico di Baghdad, notò che i tumori crescevano lentamente invadendo e distruggendo una certa parte del corpo e portando alla perdita di sensibilità della parte malata. Successivamente, Albucasis, un famoso medico di Cordoba, raccomandava l’escissione quando il cancro era nella sua fase iniziale, e consigliava di bruciare i tessuti circostanti il tumore.

Il primo esperto di cancro al seno nella storia è stato l’italiano Marco Severini, nel 16° secolo. Ha descritto varie escrescenze mammarie, lo faceva con precisione e raccomandava di rimuovere tutti i tumori, che chiamava “ascessi”, prima che degenerassero. Il suo lavoro si è concentrato su un catalogo dettagliato di tutti i tipi di tumori mammari.

I trattamenti utilizzati all’epoca si basavano su interventi chirurgici pesanti quali amputazioni senza anestesia, o che prevedevano di bruciare il tumore con un ferro rovente che in genere causava infezioni ed emorragiche letali.

Nel corso degli ultimi decenni, curare il cancro ha iniziato ad essere possibile grazie all’introduzione di trattamenti quali la chemioterapia e la radioterapia, e la prevenzione è diventata una routine tra i professionisti del settore sanitario. La vera rivoluzione c’è stata solo di recente grazie ai progressi tecnologici in materia di screening del DNA: è oggi possibile analizzare i fattori di rischio legati al patrimonio genetico, siamo venuti così a conoscenza del fatto che la maggior parte dei tumori derivano da mutazioni delle cellule. Alcune sono portatrici di mutazioni ereditarie, che implicano un rischio più elevato di sviluppare determinate patologie.

Pertanto, la diagnosi precoce delle mutazioni genetiche è fondamentale per prevenire il cancro al seno. I più eminenti scienziati consigliano di includere lo screening dei geni BRCA1 e BRCA2 tra i controlli di routine per tutte le donne sulla trentina. Questi due geni (il cui nome deriva dall’abbreviazione di Breast Cancer 1 – cancro al seno 1- e  Breast Cancer 2 -cancro al seno 2-) sono associati ad un rischio maggiore di sviluppare un cancro al seno e alle ovaie, quando subiscono mutazioni.

Grazie allo screening avanzato di mutazioni ereditarie e non ereditarie, medico e paziente possono intraprendere immediatamente un percorso terapeutico personalizzato. A questo proposito, Mary-Claire King, uno degli scienziati più importanti nel campo della genetica umana sostiene: “maggiore è il numero di donne che si sottoporranno a screening per i geni BRCA1 e BRCA2, maggiore sarà il numero di vite che si potranno salvate”.

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